Mi presento, mi chiamo Luigi Galvani. Fui medico e professore di Anatomia nella mia città, Bologna. Ho dedicato la mia vita alla medicina. Alla cura dei malati in prima persona e alla ricerca sperimentale.

Ho sempre pensato che ci fosse un’analogia fra il flusso nervoso del nostro corpo e il flusso elettrico.
Una capacità degli organismi vivi di conservare un fluido elettrico nella propria materialità, una fonte racchiusa nel cervello che scorre per i nervi e si accumula nei muscoli.

Numerosi esperimenti mi portarono a questa conclusione, ma aspettai dieci anni prima di portarne alla comunità scentifica gli esiti.

Fui acclamato e portato in gloria per questa scoperta e i risultati resi tangibili da dimostrazioni riproducibili più volte avevano convinto le folle.

Sezionavo rane già morte e mettevo a contatto fra loro nervi e muscoli. Mostravo, sebbene nessun moto vitale fosse presente in questi corpi inanimati, che al tocco mio tramite un archetto metallico, le zampe dell’animale cominciavano a muoversi.

Nominai questo fenomeno “elettricità animale“.

Fu quasi un caso che portò la mia attenzione al manifestarsi dello stesso.

Un giorno, durante i miei esperimenti in labratorio, un mio assistente toccò con uno scalpello anatomico (un oggetto che mi aiutava a dissezionare) dinnanzi ad un macchinario che produceva scintille, il corpo di una ranocchia aprì le gambe e fece un guizzo.

Questo evento fortuito mi incuriosì notevolmente e mi spinse ad iniziare a trovare la causa dell’accaduto. Mi accinsi prontamente ad una serie di esperimenti che non smisi mai di raffinare.

Fui confutato in vita nelle mie teorie e questo creò turbolenza in me, costringendomi ad impegnarmi infinitamente nei miei esperimenti, ma se male causò alla mia persona, un maggiore guadagno recò al mondo intero la controversia con il mio maggiore oppositore, l’illustre professore Alessandro Volta. La sua invenzione più importante nacque proprio per contestare le mie tesi, così di questa scoperta si potrebbe dire che in parte sia anche un merito mio.

Anche se poco prima della mia morte le mie teorie furono sorpassate, mi conforta pensare che qualche decennio dopo altri scienziati, dotati di strumenti più sofisticati dei miei, riuscirono a proseguire i miei studi trovando conferma nelle mie ipotesi e provando al mondo intero che un poco di elettricità fluisce in tutti noi.

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